mercoledì, gennaio 27, 2010

Il potere risolutivo di un telescopio

Polvere di stelle #128
27 gennaio 2010 / Anno VI Numero 128


Il potere risolutivo di un telescopio è la sua capacità di separare due oggetti luminosi vicini, ossia di permettere di osservarli come due oggetti distinti. Questo dipende unicamente dal diametro dell’obiettivo del telescopio ed è valutabile teoricamente attraverso la semplice espressione approssimata: s=120/D, dove s è appunto il potere risolutivo del telescopio espresso in secondi d’arco (”) e D il diametro dello strumento, espresso in millimetri. Il valore s così determinato è perciò la distanza angolare minima (limite di Dawes) alla quale il nostro occhio, posto al telescopio, è ancora in grado di vedere due punti luminosi vicini come separati.

Ad esempio, con questa espressione possiamo valutare se il nostro strumento è in grado di separare nelle sue due componenti una stella doppia. Occorre però fare molta attenzione nell’usare la formula in oggetto: essa infatti fornisce un valore teorico che generalmente risulta approssimato per eccesso. Diversi fattori infatti influiscono in negativo sul potere risolutivo di un telescopio, primo fra tutti la presenza dell’atmosfera, la cui turbolenza (“seeing”) può ridurre sensibilmente le capacità teoriche strumentali.

Un obiettivo di 12 cm di apertura può in effetti risolvere senza problemi una doppia le cui componenti siano separate 1” d’arco, ma solo in condizioni di perfetta quiete atmosferica (a patto anche che le luminosità apparenti delle due stelle siano confrontabili).

L’esistenza di un potere risolutivo strumentale pone anche un limite superiore al massimo ingrandimento raggiungibile da un telescopio con una data apertura. Superato questo limite, infatti, si otterrebbe certamente un’immagine più grande dell’oggetto osservato, ma non si avrebbe nel contempo un aumento dei suoi dettagli superficiali. Al contrario, invece di un arricchimento dei particolari, con ogni probabilità otterremmo un’immagine meno netta e perciò di qualità peggiore a causa della diminuita sensibilità dell’obiettivo e dell’aumento degli effetti dovuti alla turbolenza atmosferica.

Non esiste un’espressione di carattere generale che consenta di valutare l’ingrandimento massimo di un telescopio. Questo può essere approssimativamente calcolato moltiplicando per 1,5-2 il diametro dell’obiettivo espresso in millimetri: a titolo di esempio, l’ingrandimento massimo di un riflettore da 20 cm di apertura sarà nella migliore delle ipotesi attorno a 400x, ma questo ingrandimento sarà buona norma impiegarlo soltanto nell’osservazione di oggetti molto luminosi, quali Luna, pianeti, stelle doppie, naturalmente ammesso che il “seeing” ci permetta di raggiungerlo senza degradare eccessivamente l’immagine.

venerdì, gennaio 22, 2010

Rifrattore o riflettore?
Qualche consiglio per gli acquisti

Polvere di stelle #127
22 gennaio 2010 / Anno VI Numero 127


Non è certamente semplice scegliere un telescopio, soprattutto se si è al primo acquisto, ma alcune considerazioni di carattere generale possono senz’altro essere fatte per guidare il novello astronomo a compiere la scelta migliore e più intelligente sulla base delle proprie esigenze.

Occorre innanzi tutto dire che non esiste un telescopio per tutti. Il telescopio migliore è quello che meglio si adatta ai nostri desideri. Fare un’accurata analisi delle proprie motivazioni in campo astronomico renderà sicuramente più facile decidere il tipo di strumento che ci aiuterà poi nelle nostre osservazioni del cielo stellato.

Un piccolo rifrattore (apertura da 60 mm a 80 mm), ovvero un telescopio il cui obiettivo è costituito da una o più lenti, consente di osservare con profitto il Sole, la Luna ed i pianeti maggiori. Non è invece particolarmente indicato per l’osservazione degli oggetti nebulari, come galassie e nebulose. Salendo con l’apertura (da 90 mm a 100 mm e oltre), la qualità delle immagini migliora sensibilmente, ma aumenta anche il prezzo. I rifrattori sono noti per offrire immagini molto nitide e contrastate (e meno affette dal “seeing” atmosferico), ma anche per avere il maggior costo per centimetro di apertura.

I riflettori, ovvero i telescopi i cui obiettivi sono costituiti da specchi, sono generalmente più compatti dei rifrattori, ossia hanno tubi meno lunghi, e quindi risultano più trasportabili. Dal punto di vista ottico, offrono immagini di qualità leggermente inferiore a quelle di un rifrattore di pari diametro, problema dovuto anche al fattore di ostruzione dello specchio secondario, naturalmente assente dai rifrattori.

I telescopi Newtoniani sono unanimemente considerati gli strumenti per principianti a più ampio spettro di applicazione: con essi è possibile svariare dai pianeti agli oggetti di cielo profondo con buone prestazioni, soprattutto se rapportate al costo. Diametri tipici per un buon Newtoniano come primo telescopio sono fra 100 mm e 150 mm.

Molto più costosi, ma di qualità ottica superiore, sono i Cassegrain, soprattutto se dotati di lastra correttrice (una lente di forma particolare che corregge le aberrazioni ottiche dello specchio che funge da obiettivo del telescopio). Gli Schmidt-Cassegrain ed i Maksutov-Cassegrain, proprio in virtù della presenza in entrambe le configurazioni di una lastra correttrice, sono strumenti ideali anche per l’astrofotografia, ma il loro prezzo elevato li rende certamente strumenti adatti ad un astronomo dilettante fortemente motivato e sicuro delle proprie scelte. Per mantenere ragionevole il rapporto qualità-prezzo, un Cassegrain deve avere un’apertura compresa almeno fra 150 mm e 200 mm.

lunedì, gennaio 11, 2010

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Polvere di stelle #126
11 gennaio 2010 / Anno VI Numero 126


Cari affezionati lettori di questo blog, voglio innanzi tutto ringraziarvi, augurandovi un 2010 pieno di cieli sereni. L'Anno Internazionale dell'Astronomia è dunque terminato, e spero vivamente che abbia lasciato in molte persone qualche traccia del suo passaggio... anche se temo che noi sia così e che in fondo sia stato considerato una semplice "meteora" di passaggio.

"Polvere di stelle" entra intanto nel suo sesto anno di vita. Quando cominciai, non avrei mai creduto di avere questa costanza. Ma tant'è, siamo qua, e vogliamo rimanerci. Ma in maniera un po' diversa. Già, perché dopo cinque anni con la stessa formula, è arrivato il momento di cambiare alcune cose. Togliendone alcune, inserendone altre, modificando alcune impostazioni di stile e di contenuto.

Prima di tutto vi dico che non troverete più il cielo del mese. Scelta sofferta, ma necessaria. In archivio ci sono già cinque anni di post dedicati ai vari cieli mensili. Basta usare il motore di ricerca interno al blog (la finestrina in alto a sinistra), e il vostro cielo del mese è servito. Certo, è vero, non avrete le posizioni aggiornate dei pianeti... ma avevo già iniziato a non darvele e comunque è sufficiente che mi scriviate, e io volentieri chiarirò i vostri dubbi in proposito.

Per informazioni più tecniche e dettagliate sull'argomento (con date, orari, indicazioni di fenomeni celesti rilevanti, suggerimenti per le osservazioni ecc.), vi consiglio inoltre di visitare mensilmente le pagine che la Commissione Divulgazione dell'Unione Astrofili Italiani dedica appunto al cielo del mese. Sono amici fidati e competenti.

Qui, al posto del cielo del mese, troverete tante altre cose, dai consigli per gli acquisti - in molti mi contattate per avere un suggerimento sulla scelta del vostro primo (o secondo) telescopio - a (brevi!) commenti su notizie astronomiche interessanti, a segnalazioni di bufale più o meno clamorose, naturalmente sempre di argomento astronomico. E molto altro ancora.

Ma non chiedetemi che cosa e lasciatemi il gusto della sorpresa: parafrasando una frase tratta da una canzone del compianto Lucio Battisti, ciò che riserva "Polvere di stelle" per l'anno appena iniziato "lo scopriremo solo vivendo". Felice 2010 a tutti!