lunedì, luglio 13, 2009

Il cielo di luglio
La costellazione di Ercole

Polvere di stelle #110
13 luglio 2009 / Anno V Numero 110


Luglio vede un deciso cambiamento nel cielo notturno: gli asterismi primaverili, il Leone (dove ancora si trova il pianeta Saturno) e la Vergine, sono scomparsi nel crepuscolo, mentre Antares è molto bassa a sud-ovest dopo il tramonto. L’Orsa Maggiore si trova a nord-ovest, con la W di Cassiopea che guadagna in altezza a nord-est. La brillante stella blu Vega è quasi allo zenit, il che significa che Capella, dalla parte opposta del cielo rispetto al polo, è così bassa da risultare praticamente invisibile, benché dall’Italia settentrionale in effetti non tramonti mai.

Il "Triangolo Estivo" di Vega, Deneb e Altair è adesso dominante: sopra l’orizzonte meridionale si possono osservare le nubi stellari del Sagittario, ma gran parte dello scenario in direzione sud è occupato dalle estese ma relativamente deboli costellazioni di Ercole, di Ofiuco e del Serpente. A est si inizia a vedere il quadrato di Pegaso, mentre a ovest continua a splendere Arturo.

Ercole, Ofiuco e il Serpente sono alcune delle costellazioni più estese visibili adesso nel cielo notturno. In effetti questa regione di cielo non è molto chiara, poiché ci sono pochi asterismi veramente ben definiti, e una notevole scarsità di stelle brillanti. Nell’intera zona soltanto alfa Ophiuchi raggiunge la seconda magnitudine.

Tutti devono avere sentito la leggenda delle Fatiche di Ercole, i cui compiti andavano dal pulire le stalle di Augia all’uccidere l’Idra a molte teste, al trascinare via dagli Inferi Cerbero, il cane di Plutone; in cielo però dobbiamo ammettere che non è molto prominente, benché la costellazione dedicata a questo eroe della mitologia occupi più di 1200 gradi quadrati.

Ercole si estende dai dintorni di Vega e della testa del Drago fino a Ofiuco; alfa Herculis (Rasalgethi) non è lontana da alfa Ophiuchi (Rasalhague) ed è alquanto separata dalla parte principale della costellazione. Anche se le stelle di Ercole non sono brillanti, formano una struttura che non è troppo difficile da identificare.

Ma non trattiamo troppo male la costellazione di Ercole: è vero, il grande eroe non è brillante, ma contiene uno dei più spettacolari ammassi globulari del cielo: M13, preceduto in bellezza solo da Omega Centauri e da 47 Tucanae, entrambi però nell’emisfero australe.

M13, che dista da noi circa 22.500 anni luce, è appena visibile a occhio nudo ma è molto debole, quindi non è soprendente che sia stato scoperto soltanto nel 1714 da Edmond Halley – per caso, come fu il primo ad ammettere: all’epoca egli non era un cacciatore di ammassi. Disse che era soltanto una piccola macchia, “ma si vede a occhio nudo quando il cielo è limpido e la Luna assente”. Al binocolo è inconfondibile, ma al telescopio è magnifico: le estremità sono facili da risolvere, ma il centro non lo è e sembra un tripudio di stelle troppo vicine l’una all’altra per essere viste individualmente. Fantastico.