Il cielo di agosto
Albireo, il becco del Cigno
Polvere di stelle #112
7 agosto 2009 / Anno V Numero 112
Proiettate sullo sfondo dello Via Lattea, le brillanti stelle della costellazione del Cigno splendono alle nostre latitudini nei cieli estivi e nei primi cieli autunnali, ma agosto è il mese in cui sono più alte. Fra queste, la splendida stella doppia Albireo (beta Cygni), posizionata all’estremità opposta di Deneb (alfa Cygni) nel braccio lungo della croce che dà la forma alla costellazione ed assolutamente spettacolare all’osservazione telescopica. La sua particolarità consiste nel fatto che le sue componenti hanno colori così distinti e contrastati da essere immediatamente riconoscibili anche ad una visione sommaria della coppia.
Questa viene generalmente descritta come una delle più belle stelle doppie di tutto il firmamento, dove accanto ad una componente principale di colore “giallo oro” (o topazio) troviamo una compagna secondaria di un colore blu “zaffiro”.
La stella più brillante, Albireo A, è infatti una gigante luminosa di classe spettrale K3, con una temperatura superficiale di circa 4000 K (è quindi più fredda del Sole), ma con un raggio pari a 20 volte quello solare che la rende oltre 1000 volte più luminosa della nostra stella. Albireo A ha anche un’ulteriore compagna (Albireo C), molto vicina e meno luminosa.
Albireo B è invece una stella blu di sequenza principale e di classe spettrale B8, con una temperatura superficiale di 13000 K (molto più calda del Sole, quindi), con un raggio di circa tre volte quello solare ed una luminosità pari a 200 volte quella del Sole. Le due stelle, separate da 35 secondi d'arco e distanti da noi circa 400 anni luce, sono legate gravitazionalmente: Albireo è quindi una stella doppia fisica, non una semplice doppia prospettica.
Il nome Albireo sembra di origine araba, ma potrebbe in realtà essere solo frutto di un errore di trascrizione. Esso pare avere origine dall’espressione latina “ab ireo” (dall’iris) presente in un’edizione del 1515 del celebre “Almagesto”, ovvero il principale testo di carattere astronomico (ma non solo) dell’antichità, redatto dall’astronomo greco Claudio Tolomeo nel II secolo dopo Cristo. Il latino “Ireus” (la pianta dell’iris) potrebbe avere preso il posto del greco “Ornis” (l’uccello, com’è appunto il Cigno) nel nome della costellazione nei diversi passaggi di traduzione da una lingua all’altra, cosicché le stelle del Cigno diventarono stelle “ab Ireo”. L’espressione, arabizzata con l’aggiunta della consueta “l”, diventò poi Albireo e servì ad indicare la seconda stella della costellazione.
Questa versione sembrerebbe anche confermata dal fatto che il nome arabo della stella era "Al Minhar Al Dajajar" che significa letteralmente “il becco della gallina”: appunto la posizione di Albireo nelle raffigurazioni classiche della costellazione del Cigno.
Già osservata al binocolo Albireo si mostra in tutto il suo splendore, ma con un telescopio anche di apertura minima il sorprendente contrasto di colore fra le due componenti principali diventa evidentissimo. Generalmente, infatti, non è semplice riconoscere i colori delle stelle, ma quando due di colori così diversi si trovano ad una distanza talmente ravvicinata, anche il nostro occhio diventa sensibile, quasi agendo come “amplificatore” del contrasto.
Il “topazio” e lo “zaffiro”, grazie alla loro elevata separazione apparente, sono facilmente risolte anche a bassissimi ingrandimenti; non altrimenti si può dire della compagna di Albireo A, Albireo C (una calda stella blu di sequenza principale, molto simile ad Albireo B), che, separata da questa di una frazione di secondo d’arco, è impossibile da risolvere anche con strumenti di grande apertura e ad alti ingrandimenti.
L’osservazione di Albireo è davvero appagante con qualunque tipo di telescopio amatoriale, qualunque sia la sua apertura ed a qualsiasi ingrandimenti si “tiri” lo strumento: per questo motivo è considerata uno dei gioielli più preziosi dell’astrofilo.
Individuare Albireo in cielo è semplicissimo: partendo da Deneb - la stella più brillante della costellazione del Cigno, facente parte assieme a Vega e ad Altair dell’importante asterismo noto con il nome di “Triangolo Estivo” - si scende per il braccio lungo della croce che raffigura la costellazione passando per Sadr (gamma Cygni) e, prolungando per circa tre volte la distanza Deneb-Sadr, si arriva infine direttamente alla nostra stella.
7 agosto 2009 / Anno V Numero 112
Proiettate sullo sfondo dello Via Lattea, le brillanti stelle della costellazione del Cigno splendono alle nostre latitudini nei cieli estivi e nei primi cieli autunnali, ma agosto è il mese in cui sono più alte. Fra queste, la splendida stella doppia Albireo (beta Cygni), posizionata all’estremità opposta di Deneb (alfa Cygni) nel braccio lungo della croce che dà la forma alla costellazione ed assolutamente spettacolare all’osservazione telescopica. La sua particolarità consiste nel fatto che le sue componenti hanno colori così distinti e contrastati da essere immediatamente riconoscibili anche ad una visione sommaria della coppia.
Questa viene generalmente descritta come una delle più belle stelle doppie di tutto il firmamento, dove accanto ad una componente principale di colore “giallo oro” (o topazio) troviamo una compagna secondaria di un colore blu “zaffiro”.
La stella più brillante, Albireo A, è infatti una gigante luminosa di classe spettrale K3, con una temperatura superficiale di circa 4000 K (è quindi più fredda del Sole), ma con un raggio pari a 20 volte quello solare che la rende oltre 1000 volte più luminosa della nostra stella. Albireo A ha anche un’ulteriore compagna (Albireo C), molto vicina e meno luminosa.
Albireo B è invece una stella blu di sequenza principale e di classe spettrale B8, con una temperatura superficiale di 13000 K (molto più calda del Sole, quindi), con un raggio di circa tre volte quello solare ed una luminosità pari a 200 volte quella del Sole. Le due stelle, separate da 35 secondi d'arco e distanti da noi circa 400 anni luce, sono legate gravitazionalmente: Albireo è quindi una stella doppia fisica, non una semplice doppia prospettica.
Il nome Albireo sembra di origine araba, ma potrebbe in realtà essere solo frutto di un errore di trascrizione. Esso pare avere origine dall’espressione latina “ab ireo” (dall’iris) presente in un’edizione del 1515 del celebre “Almagesto”, ovvero il principale testo di carattere astronomico (ma non solo) dell’antichità, redatto dall’astronomo greco Claudio Tolomeo nel II secolo dopo Cristo. Il latino “Ireus” (la pianta dell’iris) potrebbe avere preso il posto del greco “Ornis” (l’uccello, com’è appunto il Cigno) nel nome della costellazione nei diversi passaggi di traduzione da una lingua all’altra, cosicché le stelle del Cigno diventarono stelle “ab Ireo”. L’espressione, arabizzata con l’aggiunta della consueta “l”, diventò poi Albireo e servì ad indicare la seconda stella della costellazione.
Questa versione sembrerebbe anche confermata dal fatto che il nome arabo della stella era "Al Minhar Al Dajajar" che significa letteralmente “il becco della gallina”: appunto la posizione di Albireo nelle raffigurazioni classiche della costellazione del Cigno.
Già osservata al binocolo Albireo si mostra in tutto il suo splendore, ma con un telescopio anche di apertura minima il sorprendente contrasto di colore fra le due componenti principali diventa evidentissimo. Generalmente, infatti, non è semplice riconoscere i colori delle stelle, ma quando due di colori così diversi si trovano ad una distanza talmente ravvicinata, anche il nostro occhio diventa sensibile, quasi agendo come “amplificatore” del contrasto.
Il “topazio” e lo “zaffiro”, grazie alla loro elevata separazione apparente, sono facilmente risolte anche a bassissimi ingrandimenti; non altrimenti si può dire della compagna di Albireo A, Albireo C (una calda stella blu di sequenza principale, molto simile ad Albireo B), che, separata da questa di una frazione di secondo d’arco, è impossibile da risolvere anche con strumenti di grande apertura e ad alti ingrandimenti.
L’osservazione di Albireo è davvero appagante con qualunque tipo di telescopio amatoriale, qualunque sia la sua apertura ed a qualsiasi ingrandimenti si “tiri” lo strumento: per questo motivo è considerata uno dei gioielli più preziosi dell’astrofilo.
Individuare Albireo in cielo è semplicissimo: partendo da Deneb - la stella più brillante della costellazione del Cigno, facente parte assieme a Vega e ad Altair dell’importante asterismo noto con il nome di “Triangolo Estivo” - si scende per il braccio lungo della croce che raffigura la costellazione passando per Sadr (gamma Cygni) e, prolungando per circa tre volte la distanza Deneb-Sadr, si arriva infine direttamente alla nostra stella.



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